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sabato 18 febbraio 2012

Razan Ghazzawi

Che ne sappiamo noi di un mondo apparentemente lontano, lontano dal nostro modo di vivere, lontano per mentalità e cultura, lontano dai nostri problemi.
Ci indignamo ogni qualvolta leggiamo di paesi sottomessi a regimi totalitari che trovano la forza di ribellarsi, per disperazione, per dignità, per orgoglio, per una vita degna di chiamarsi tale, libera da imposizioni, da violenze di ogni tipo, non solo fisiche, violenze forse ancora più insopportabili, maturate nel tempo, sotto gli occhi di tutti.
E' la volta della Siria, non che sia iniziata ora la crisi del suo popolo, ma come sempre accade, l'eco mondiale arriva solo quando la violenza, quella che uccide, si manifesta in tutta la sua brutalità.
Soltanto ora non esiste una sola persona al mondo che non abbia almeno sentito vagamente parlare della tragedia del popolo siriano, ora che gli argini si sono rotti irrimediabilmente, ora che la repressione cruenta del governo non lascia spazio a nessuna possibile indifferenza.
Voglio parlare di una ragazza siriana, una blogger, un'attivista arrestata in queste ore, per la seconda volta.
Razan Ghazzawi, questo è il suo nome, attraverso il blog, ha deciso di dedicare la sua vita al popolo al quale appartiene, nonostante la sua doppia cittadinanza, siriana e statunitense.
Lei, da tempo ormai, scrive per informare, per lanciare appelli, a sostegno dei detenuti politici del regime e delle minoranze in generale, sfidando apertamente la capillare rete di sicurezza siriana, firmandosi con il suo vero nome.
In questo clima di terrore, in questa follia collettiva, non oso pensare a cosa dovrà subire, sola, con l'unica speranza di poter contare sulla mobilitazione del mondo civile.
Non so chi sia, non conosco la sua storia se non il suo precedente arresto in dicembre,  ma quel poco che ci arriva è sufficiente per farci comprendere quanta determinazione e coraggio possa avere una donna "costretta", un'attivista, alla quale è stata tolta la libertà d'opinione, la libertà di esprimere tutto il suo dissenso verso un potere repressivo e violento. Una donna che non si arrende all'ingiustizia, che vive nel nostro tempo, a differenza di chi vorrebbe lei ed il suo popolo nella più totale ignoranza.
Lei ce la farà, perchè è forte, non si piegherà nemmeno questa volta, ne sono certa, tornerà a scrivere, ad essere il punto fermo nella vita di tutti coloro che l'hanno seguita in questo calvario, tornerà per continuare a dare un senso alla sua vita e lotterà ancora e ancora fino alla fine, per la libertà dei siriani e per la sua.

                                                     

4 commenti :

  1. Questo e tutti gli articoli presenti in questo blog, sono qualcosa di stupendo, in grado di trasmettere al lettore quello che prova colei che li ha scritti, nel momento in cui li ha scritti.

    Grazie per averli condivisi.

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  2. Grazie a te, è bello sapere che si riesce a trasmettere le proprie emozioni, anche solo scrivendo.

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    1. Grazie ancora, qualcosa mi dice, non so esattamente cosa, che sei di parte!

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